Lo stesso caffè

Stessa miscela. Stessa attenzione. Stesso rispetto.

Ci sono luoghi in cui il caffè conta davvero. Cucine dove ogni dettaglio viene misurato. Sale dove nulla è lasciato al caso. Tavoli dove il gusto è una responsabilità. È lì che il mio caffè è arrivato. Non perché fosse mio. Ma perché qualcuno lo ha scelto.

È arrivato nei caffè storici di Torino. È arrivato nelle cucine di grandi chef. È arrivato dove il margine di errore non esiste. E ogni volta il gesto è rimasto lo stesso.

Un giorno mi hanno chiesto di servire il caffè a due Papi. L’ho fatto come sempre. Senza cambiare nulla. Stessa miscela. Stessa attenzione. Stesso rispetto. Una volta mi sono perfino dimenticato di consegnarlo. È successo davvero. Perché quando servi tutti allo stesso modo può capitare di dimenticarsi anche di un Papa.

Chi sceglie il mio caffè non lo fa per il nome. Lo fa perché sente che qualcuno, prima, ha ascoltato il chicco. Perché sente che non è stato forzato. Perché in tazza trova quello che il profumo prometteva. Il resto non conta.

Mi è capitato di essere chiamato la notte. Il giorno di Natale. Per controllare un macinacaffè. Non per urgenza. Per rispetto. Quando qualcuno si affida a te, non puoi permetterti leggerezza.

C’è chi pensa che il riconoscimento sia un traguardo. Per me è solo una conseguenza. La conseguenza di fare sempre lo stesso caffè. Con lo stesso gesto. Per chiunque.

Io non faccio caffè per essere scelto. Faccio caffè per essere all’altezza di chi mi chiede una tazza.

Via Cesare Battisti, 7, Torino, Italia

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